My Fair Lady

Pubblicato il 3 Febbraio 2016 su Il Giorno

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        Tutta la sostenibile leggerezza dell’essere in scena al Teatro Sociale con una “My fair Lady” targata Corrado Abbati. Non che la balda compagnia si sia risparmiata con uno spumeggiante corpo di ballo nello splendore di estrosi e sfavillanti costumi, con un’esplosione di penne di struzzo e colori, né che la stravagante Eliza abbia sfoderato grinta e dolcezza da vendere con fascinosi gorgheggi e poderosi acuti, ma lo sfarfallare in un imperfetto idioma afro-pugliese ha svilito l’umile fanciulla dal cuore gentile. Non è basta di certo “un pizzico di fortuna” per fare di un’umile fioraia una diva. Anche se un noncurante e stolido Pigmalione cede alla scommessa di scompaginare le carte del suo destino, sfuggitagli, infine, di mano. Nella magia dello show non è sicuramente mancata la voglia di divertire, di stupire, di stuzzicare, anche con magistrali coup de théatre, come la discesa sinuosa e sontuosa dalle scale di Eliza, l’effervescente Antonietta Manfredi, inguainata tra mille luccicanti paillettes, o nella magica atmosfera del suo assolo da brivido, nell’incerto pallore lunare, in cui è stata avvolta dal baluginare nevoso di rutilanti bolle di sapone che scendevano dal cuore buio della notte. L’elogio della vanità è perfettamente riuscito, ma il timido anatroccolo non ha preso il volo.  Un’amara riflessione, quella di Corrado Abbati, che scopre le sue carte, forse per bacchettare tanti insulsi prototipi della scena tentacolare dello spettacolo, creati a tavolino, forgiati nelle scuole di “Amici” o “X factor”, - che quelli almeno il talento ce l’hanno -  o negli studi di registrazione d’alto bordo, imballati e confezionati a dovere, istruiti da un Pigmalione danaroso di turno, che sa come far lievitare il suo conto bancario. Storie d’oggigiorno che si ripetono per le disillusioni di tante Cenerentole sfrontate che aspettano la mezzanotte per snudare la loro anima nullafacente nell’alcova del primo venuto. Prossimo appuntamento con il Sondrio Teatro l’1 febbraio con “Il visitatore” di Eric- Emmanuel Schmitt con due grandi interpreti come Alessandro Haber e Alessio Boni. Un appuntamento per il “Giorno della Memoria” che metterà in scena un improbabile dialogo tra lo psicanalista Sigmund Freud e Dio in persona. Forse.  


Si ringrazia per la gentile concessione Nello Colombo

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